Non puoi scegliere una collecting. Devi coprirle tutte

LA RISPOSTA BREVE: LA COLLECTING LA SCEGLIE L'AUTORE, NON CHI USA LA MUSICA

Chi diffonde musica deve essere autorizzato per ogni opera che utilizza. Non per la serata in generale: per ogni singolo brano.

Oggi quei brani sono distribuiti tra collecting diverse, e non c'è modo di sapere in anticipo quali di esse copriranno la tua giornata, la tua serata o il tuo palinsesto.

Da qui una conseguenza che molti scoprono tardi: non si sceglie una collecting. Si coprono tutte quelle potenzialmente coinvolte. Non è un'opinione commerciale, è la struttura stessa dell'autorizzazione.

COME FUNZIONA

Il principio sta a monte di tutto

Il diritto di eseguire o diffondere pubblicamente un'opera appartiene a chi quell'opera l'ha creata e a chi vi ha investito. Chi utilizza musica deve ottenere quel permesso: è il meccanismo che trasforma l'ascolto in remunerazione per autori, editori, produttori e interpreti.

Finché la gestione faceva capo a un solo soggetto, la cosa era semplice da gestire: un interlocutore, una licenza, fine.

Poi il mercato si è aperto

Con il recepimento della Direttiva Barnier (D.Lgs. 35/2017) convivono organismi di gestione collettiva ed entità di gestione indipendente, e ogni autore sceglie liberamente a chi affidare il proprio repertorio.

Questa libertà è una conquista per chi crea, e sta già producendo effetti concreti. SIAE e Soundreef — in ordine alfabetico — stanno entrambe migliorando i propri servizi: quote autorali espresse in percentuali dal 12 gennaio 2026 (Fonte: AllMusicItalia, gennaio 2026), ripartizione dei compensi passata a cadenza trimestrale dal SIAE Day di ottobre 2025 (Fonte: SIAE), finestre di pagamento dichiarate con il meccanismo di Check-Out (Fonte: Soundreef Support Center), un reparto artistico gratuito attivo da gennaio 2026 (Fonte: Soundreef).

Sono passi reali, e vanno riconosciuti.

Ma il repertorio, a valle, è diventato un mosaico

Per chi utilizza musica il quadro si presenta diverso. Il catalogo mondiale non è più raccolto in un solo luogo: è distribuito.

E a questo si somma un secondo livello, spesso ignorato. Le famiglie di diritti in gioco non sono una ma tre:

  • il diritto d'autore, su chi ha scritto e composto l'opera;
  • i diritti dei produttori fonografici, su chi ha finanziato e realizzato la registrazione;
  • i diritti degli artisti interpreti ed esecutori, su chi quella registrazione l'ha suonata e cantata.

Ciascuna famiglia ha i propri organismi di riferimento — Evolution, Itsright, Nuovo IMAIE, RASI, SCF, in ordine alfabetico — e ciascuna va considerata quando si diffonde musica registrata.

COSA CAMBIA

Il punto che rende tutto diverso: non è conoscibile in anticipo

Esistono strumenti di consultazione pubblici: SIAE mette a disposizione una ricerca sulle opere tutelate, Soundreef una ricerca sul proprio repertorio. Si può quindi verificare, opera per opera, chi la rappresenta.

Il problema è un altro, ed è pratico.

Non esiste un registro unico, aggiornato e incrociato che ti dica, in un colpo solo, come si distribuirà il repertorio della tua giornata. E soprattutto: nessuno sa in anticipo cosa verrà effettivamente diffuso.

Un DJ costruisce la scaletta leggendo la pista. Una band aggiunge una cover a sorpresa. Un ospite chiede un brano. Una radio modifica la rotazione all'ultimo minuto. Un hotel ha musica accesa in hall quattordici ore al giorno, tutti i giorni dell'anno, su playlist che cambiano da sole.

Verificare opera per opera, ex ante, su un repertorio potenzialmente illimitato, non è una procedura che una persona possa materialmente svolgere.

Chi se ne fa carico

E qui sta il vero oggetto di questo articolo. Questo peso non ricade su una categoria ristretta. Ricade su chiunque faccia ascoltare musica:

  • pubblici esercizi — bar, ristoranti, pub, caffetterie, discoteche;
  • strutture ricettive — hotel, B&B, agriturismi, villaggi, stabilimenti balneari;
  • organizzatori di eventi — concerti, festival, sagre, feste private, congressi;
  • radio, TV e web radio, con palinsesti quotidiani da coprire;
  • negozi, palestre, centri commerciali, studi professionali, per la diffusione in ambiente;
  • associazioni, parrocchie, enti del terzo settore, anche quando l'evento è gratuito o a scopo benefico.

Quest'ultimo punto merita una riga in più, perché è il meno noto: l'assenza di scopo di lucro non coincide automaticamente con l'assenza di obblighi. Una serata di beneficenza con musica dal vivo resta un'esecuzione pubblica. Chi la organizza spesso lo scopre a cose fatte, ed è un peccato — perché lo spirito dell'iniziativa meritava di essere accompagnato meglio.

COSA SIGNIFICA DAVVERO

Qui si capisce perché la parola "scelta" è fuorviante.

Quando si dice "io ho scelto quella collecting", si sta descrivendo una decisione che spetta all'autore, non a chi usa la musica. L'autore sceglie chi lo rappresenta. L'utilizzatore, invece, non sceglie proprio nulla: subisce la somma delle scelte altrui.

Se nella tua serata entrano cinquanta brani di venti autori diversi, hai a che fare con tutte le collecting a cui quei venti autori si sono affidati. Non ne hai selezionata nessuna: le hai incontrate.

Da cui la conseguenza operativa, che è il cuore della questione:

L'unica posizione sicura è coprire tutti i repertori potenzialmente coinvolti. Non per eccesso di zelo. Perché l'alternativa — scommettere su quale repertorio non comparirà — non è una strategia: è un rischio assunto senza dati.

E qui va detta con chiarezza una cosa che tranquillizza: coprire più repertori non significa pagare di più. Il meccanismo pro-quota ripartisce il dovuto tra i titolari in base a ciò che è stato effettivamente utilizzato. Il costo aggiuntivo non è economico.

È amministrativo. Più interlocutori, più portali, più credenziali, più scadenze, più documenti da conservare, più comunicazioni da trasmettere — e all'articolo 23 del D.Lgs. 35/2017, dove il programma musicale è previsto, va inviato a ciascuna collecting separatamente, perché i dati non vengono condivisi tra organismi.

Il risultato, per un albergatore o per chi gestisce un locale, è un lavoro che nessuno ha messo nel conto quando ha aperto l'attività. E che non è il suo mestiere.

OPPORTUNITÀ E RISCHI

L'opportunità è reale e va riconosciuta. La pluralità ha portato concorrenza sui servizi, ripartizioni più rapide, maggiore trasparenza sui tempi di pagamento, strumenti nuovi per gli autori. Dieci anni fa niente di questo era sul tavolo, e chi crea musica oggi ha più potere contrattuale di prima.

Il rischio è che il costo di quella pluralità si scarichi tutto a valle, su chi la musica la fa ascoltare. E qui l'effetto collaterale non è un modulo in più: è una serata che non si fa, un locale che spegne la musica dal vivo, una sagra che mette la playlist invece della band, un'associazione che rinuncia al concerto di beneficenza per timore di sbagliare.

A perderci, in quel caso, sono per primi gli autori — che da quegli eventi avrebbero ricevuto un compenso. La complessità non protegge nessuno: riduce il numero di occasioni in cui la musica viene suonata, e quindi remunerata.

Nessuno di questi effetti è voluto da qualcuno. È il risultato di una transizione che ha sistemato prima il lato di chi crea, e deve ancora sistemare quello di chi utilizza.

LA NOSTRA VISIONE

SOUNDRIGHTS nasce esattamente qui: non per sostituire le collecting, ma per rendere praticabile in un unico passaggio ciò che oggi richiede di seguirne diverse in parallelo.

Un solo punto di accesso. Inserisci i dati essenziali — dove, quando, che tipo di utilizzo — e al resto pensiamo noi: ci interfacciamo con le collecting coinvolte perché la tua posizione sia completa, senza che tu debba imparare procedure che non sono il tuo mestiere.

Grazie agli accordi diretti il servizio include condizioni economiche più vantaggiose rispetto ai listini standard, assistenza legale in caso di contestazioni e una dashboard in cui ogni pratica resta tracciata e consultabile.

Non togliamo niente a nessuno. Il compenso continua ad arrivare a chi lo ha maturato: semplifichiamo la strada che porta fin lì.

Perché la musica che proponi al tuo pubblico merita di essere riconosciuta — e metterla in regola dovrebbe essere la parte facile del tuo lavoro.

Fare la cosa giusta dovrebbe essere semplice. Per tutti.

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DOMANDE FREQUENTI

Posso scegliere di pagare una sola collecting?

La scelta della collecting spetta all'autore, non a chi utilizza la musica. Chi diffonde musica deve essere autorizzato per ogni opera che utilizza: se nel repertorio diffuso ci sono opere rappresentate da soggetti diversi, vanno considerati tutti.

Posso sapere in anticipo quali collecting mi serviranno?

Opera per opera esistono strumenti di consultazione pubblici. Ma non esiste un registro unico e aggiornato che incroci tutti i repertori, e soprattutto nessuno sa in anticipo cosa verrà effettivamente diffuso: una scaletta si costruisce durante la serata, una playlist di sottofondo cambia da sola.

Coprire più repertori significa pagare il doppio?

No. Il meccanismo pro-quota ripartisce il dovuto tra i titolari in base a quanto è stato effettivamente utilizzato di ciascun repertorio. Il costo aggiuntivo è amministrativo, non economico.

Vale anche per la musica di sottofondo in un negozio o in un hotel?

Sì. La diffusione in ambiente è un utilizzo pubblico, anche quando la musica è solo di accompagnamento e nessuno paga un biglietto per ascoltarla.

E per un evento gratuito o di beneficenza?

L'assenza di scopo di lucro non coincide automaticamente con l'assenza di obblighi: un'esecuzione pubblica resta tale. Esistono condizioni e tariffe differenti a seconda del tipo di iniziativa, e vanno verificate caso per caso prima dell'evento.

SOUNDRIGHTS sostituisce SIAE o Soundreef?

No. SOUNDRIGHTS gestisce per te il rapporto con le collecting coinvolte: una sola richiesta da parte tua, la posizione completa, con tutela legale inclusa. Le collecting restano le collecting, e i compensi continuano a seguire il loro percorso.

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