Metadati musicali: la guida completa a ISRC, ISWC, UPC e IPI per artisti e produttori

I metadati sono il linguaggio con cui il sistema decide a chi mandare i soldi

Ogni volta che un brano viene trasmesso in radio, riprodotto in streaming, eseguito dal vivo o sincronizzato in una pubblicità, si attiva una catena di sistemi automatici che deve rispondere a una domanda molto concreta: a chi vanno questi compensi?

Quella risposta non viene cercata ascoltando la musica. Viene cercata leggendo i metadati.

I metadati musicali — spesso chiamati anche metatag — sono l'insieme delle informazioni che accompagnano ogni brano lungo tutta la filiera: chi ha scritto il testo, chi ha composto la musica, chi ha finanziato la registrazione, chi ha suonato, in quale anno, con quale codice identificativo. Sono il linguaggio con cui piattaforme di streaming, collecting societies, emittenti e distributori comunicano tra loro.

Quando questi dati sono incompleti o incoerenti, il sistema non sa a chi mandare i compensi. Non per malafede: perché non ha gli elementi per identificare gli aventi diritto.

In questa guida vediamo come funziona l'architettura dei metadati musicali, quali codici servono e come ottenerli, cosa è cambiato nel panorama italiano delle collecting nel 2025-2026, e perché la qualità di questi dati sta diventando uno degli asset più sottovalutati per chi crea musica.

 

I tre livelli dei metadati musicali

Il primo passo per orientarsi è capire che una canzone, dal punto di vista dei diritti, non è un oggetto unico. È composta da tre oggetti distinti e sovrapposti, ciascuno con il proprio codice identificativo e i propri aventi diritto.


Livello 1‍ ‍‍ ‍

Opera musicale

Cosa identifica

La composizione: testo + musica, indipendentemente da come viene registrata

Codice

ISWC


Livello 2

Registrazione (master)

Cosa identifica

La specifica registrazione audio: chi ha suonato, quando, dove

Codice

ISRC


Livello 3

Release (prodotto)

Cosa identifica

Il singolo, l'EP o l'album che contiene le registrazioni

Codice

UPC / EAN


Confondere questi livelli è l'errore più frequente — e uno di quelli con le conseguenze economiche più significative. Un brano può avere un solo ISWC ma dieci ISRC diversi, se ne esistono dieci versioni registrate. E quegli ISRC possono essere distribuiti in release diverse, ciascuna con il proprio UPC.

A questi tre codici si aggiunge un quarto, che identifica non l'opera ma le persone: l'IPI

 

I codici identificativi: cosa sono e come si ottengono

ISRC — International Standard Recording Code

Cosa identifica: ogni singola registrazione audio.

Formato: IT-SR1-26-00001 — due lettere per il paese, tre caratteri per il registrante, due cifre per l'anno, cinque cifre sequenziali.

L'ISRC è il documento d'identità del master. Accompagna la registrazione ovunque venga utilizzata: piattaforme streaming, radio, televisione, eventi dal vivo, sincronizzazioni. È il codice che i sistemi automatici leggono per sapere di quale registrazione si sta parlando.

Come ottenerlo in Italia: attraverso FIMI (fimi.it), richiedendo un prefisso ISRC come produttore fonografico. È la modalità corretta per ottenere codici intestati a te e al tuo catalogo. SCF può assisterti nella procedura, ma l'ente di riferimento rimane FIMI.

Attenzione a due punti che generano confusione frequente.

Il primo: SIAE e Soundreef non assegnano l'ISRC. Devi già disporre del codice prima di depositare l'opera presso la collecting.

Il secondo: se utilizzi un distributore digitale che assegna automaticamente l'ISRC, quel codice risulta tecnicamente intestato al distributore, non a te. Per chi produce con continuità, avere un proprio prefisso FIMI è una scelta strategica, non solo tecnica.

Una regola fondamentale: ogni versione ha il proprio ISRC. Radio edit, extended, acoustic, live, instrumental, remix — sono registrazioni distinte e richiedono codici distinti. Utilizzare lo stesso ISRC per versioni diverse genera errori nella distribuzione delle royalties.

ISWC — International Standard Musical Work Code

Cosa identifica: l'opera musicale nella sua interezza — composizione e testo — indipendentemente dalle registrazioni che ne vengono realizzate.

Formato: T-123456789-0

L'ISWC viene assegnato dalla collecting al momento del deposito dell'opera. Non si richiede separatamente.

Dove trovarlo:

  • SIAE assegna l'ISWC al deposito e lo rende visibile nella scheda della singola opera depositata

  • Soundreef assegna l'ISWC ma non lo mostra direttamente nella piattaforma

Se sei iscritto a Soundreef e hai bisogno di conoscere il tuo codice ISWC, puoi cercarlo tramite il servizio sonovault.now/iswc-lookup: inserendo il codice ISRC del brano, il sistema restituisce l'ISWC corrispondente assegnato dalla rete internazionale.

UPC / EAN — Universal Product Code

Cosa identifica: il prodotto commerciale — singolo, EP o album.

Formato: 13 cifre per lo standard europeo EAN, 12 per lo standard statunitense UPC.

È obbligatorio per ogni release su qualsiasi piattaforma di distribuzione digitale. Viene assegnato automaticamente e gratuitamente dai distributori digitali, oppure può essere acquistato direttamente da GS1 Italia per chi distribuisce anche in formato fisico o vuole il controllo del proprio prefisso.

IPI / CAE — Interested Party Information

Cosa identifica: ogni soggetto coinvolto nella creazione dell'opera — autore, compositore, editore.

Formato: 00123456789

Viene assegnato dalla collecting al momento dell'iscrizione ed è necessario per dichiarare le quote di titolarità sui brani depositati. È inoltre il codice che le collecting internazionali utilizzano per ricondurre i compensi provenienti dall'estero al profilo corretto.

Un dettaglio operativo spesso trascurato: serve l'IPI di tutti i co-autori, non solo il proprio. Va richiesto agli altri aventi diritto prima di procedere al deposito.

I campi da compilare per ogni brano

Oltre ai codici identificativi, ogni release richiede una serie di campi descrittivi. Un errore in questa fase può bloccare la pubblicazione, generare duplicati in catalogo o compromettere il tracciamento delle royalties per anni.

Campo Come compilarlo Errore frequente

Nome artista principale Nome ufficiale, identico su tutte le Variazioni ortografiche,

piattaforme e nel deposito collecting maiuscole inconsistenti




Featuring Formula "ft." o "feat." nel titolo Inserito solo nel titolo,

o nel campo dedicato senza campo dedicato




Titolo brano Titolo esatto con versione Titoli abbreviati,

tra parentesi: [Radio Edit], [Live] caratteri speciali non supportati




Autori e compositori Nome legale completo e Pseudonimi al posto del nome legale;

quote di ciascuno quote che non raggiungono 100




Produttore fonografico Chi ha finanziato e Confuso con il music producer creativo

realizzato la registrazione




Anno di registrazione Anno della registrazione audio Confuso con l'anno di

pubblicazione della release




Genere musicale Primario e secondario, secondo Genere troppo generico o non coerente

la tassonomia della piattaforma







Lingua del testo Codice ISO 639-1 (it, en, fr). Non dichiarata per brani strumentali

Per strumentali: "No Linguistic Content"




Contenuto esplicito Flag Explicit o Clean Non dichiarato: può bloccare la distribuzione







Territorio Paesi autorizzati (default: Worldwide) Territori esclusi per errore







Uso di AI Dichiarazione tramite standard DDEX Non dichiarato: contrasta con le policy

se il brano contiene elementi generati di Spotify, YouTube e Apple Music,

o modificati da intelligenza artificiale




Sull'ultimo punto vale una precisazione, perché circola parecchia confusione. Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza previsti dall'articolo 50 dell'AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689), che riguardano fornitori e deployer di determinati sistemi di intelligenza artificiale. Il meccanismo attraverso cui l'industria musicale gestisce questa disclosure è lo standard DDEX: la dichiarazione passa da distributori ed etichette ed è, allo stato attuale, su base volontaria. Sono però le policy delle singole piattaforme a renderla progressivamente necessaria per pubblicare senza rischi.

 

Cosa cambia: il panorama delle collecting italiane nel 2026

Il sistema italiano delle collecting è articolato su tre categorie di diritti, ciascuna con i propri organismi di gestione collettiva. Le quote di mercato riportate di seguito sono quelle certificate da AGCOM, Delibera 142/25/CONS, con anno di riferimento 2024.

Il mercato dei diritti connessi ha però subito variazioni rilevanti nel biennio 2025-2026, che rendono alcune di quelle quote non più attuali. Le segnaliamo puntualmente.

Categoria A — Diritto d'autore: autori e compositori

Gestisce i compensi per la creazione dell'opera: esecuzioni dal vivo, trasmissioni radiotelevisive, streaming, sincronizzazioni.

In Italia non è possibile essere iscritti contemporaneamente a SIAE e Soundreef per gli stessi brani. La scelta è alternativa.

Collecting: SIAE

Quota di mercato: 99,2% *

Caratteristiche: Copertura capillare sul territorio nazionale; accordi di reciprocità con le collecting di tutto il mondo; dal 2026 adotta il sistema 100/100 per le quote; tutela anche opere teatrali, cinematografiche e letterarie

Una novità operativa importante: dal 2026 SIAE ha aggiornato il sistema di attribuzione delle quote, passando dal tradizionale sistema dei 24esimi al sistema 100/100 su base percentuale. Le quote di tutti gli aventi diritto devono sommare esattamente 100. Soundreef ha sempre utilizzato un sistema percentuale.

Collecting: Soundreef

Quota di mercato: 0,8% *

Caratteristiche: Processo di deposito interamente digitale; tracciamento tramite file MP3 caricato al deposito; dashboard con reportistica dettagliata; richiede l'ISRC al deposito per ottimizzare il tracciamento

* Quota AGCOM riferita al 2024

Categoria B — Diritti connessi: produttori fonografici

Gestisce i compensi per la produzione della registrazione fonografica, ovvero il master. Riguarda chi ha finanziato e realizzato la registrazione.

A differenza del diritto d'autore, in questa categoria è possibile iscriversi a più collecting contemporaneamente.

Collecting: SCF

Quota di mercato: 85,3% *

Caratteristiche: Dal 2026 incassa anche per conto di Itsright ed Evolution per gli esercizi commerciali; mandato esteso a SIAE per la musica d'ambiente

Collecting: Itsright

Quota di mercato: 4,67% * **

Caratteristiche: Collecting multidiritti, attiva sia sui diritti dei produttori sia su quelli AIE. Il 5 marzo 2026 ha acquisito il ramo discografico di Getsound, ampliando il catalogo a oltre 500.000 registrazioni e 450 etichette indipendenti

Collecting: Evolution

Quota di mercato: 1,96% *

Caratteristiche: Collecting multidiritti attiva sia per produttori fonografici sia per artisti interpreti. Nata dopo il D.Lgs. 35/2017 (Direttiva Barnier)

*Quote AGCOM riferita al 2024; ** Quota antecedente all'acquisizione di Getsound. La quota effettiva attuale è superiore.

Categoria C — Diritti connessi: artisti interpreti ed esecutori (AIE)

Gestisce i compensi per la performance registrata. Ogni musicista, vocalist, session man e direttore d'orchestra che ha inciso su una registrazione ha diritti propri, indipendenti da quelli dell'autore e del produttore.

Sono statisticamente i diritti meno riscossi — non per complessità procedurale, ma semplicemente perché molti artisti non sanno di averne titolo.

Collecting: Nuovo IMAIE

Quota di mercato: 86,44%

Caratteristiche: Distribuisce compensi anche per utilizzi internazionali tramite AEPO-ARTIS, rete che riunisce 36 collecting in 26 paesi; dal 2026 mandato esteso a SIAE per gli esercizi commerciali

Collecting: Itsright

Quota di mercato: 13,17% *

Caratteristiche: Collecting multidiritti: gestisce sia diritti AIE sia fonografici. Alternativa per chi preferisce concentrare la gestione dei diritti connessi presso un unico soggetto

Collecting: RASI

Quota di mercato: 0,40%

Caratteristiche: Presente anche nel segmento cinematografico

* Quota antecedente all'acquisizione di Getsound, che operava anche nel segmento AIE prima della cessione del 5 marzo 2026.


L'iscrizione presso le collecting AIE è gratuita per gli artisti. Si dichiarano i fonogrammi su cui si è suonato o cantato, indicando ISRC e ruolo (solista, turnista, chorus).

 

Due variazioni che sono utili conoscere

Due organismi che compaiono ancora in documenti e ricerche online non sono più operativi. Li riportiamo per completezza, perché chiunque faccia una ricerca sul tema li incontrerà.

AFI — Associazione Fonografici Italiani. L'assemblea del 23 gennaio 2025 ha deliberato la liquidazione volontaria, con Sergio Cerruti nominato commissario liquidatore. La causa principale è il recupero di crediti da RAI per oltre 12 milioni di euro. AFI non accetta nuovi mandati. Quota di mercato 2024: 5,81%.

Getsound. Il 5 marzo 2026 ha ceduto il proprio ramo d'azienda a Itsright, trasferendo oltre 500.000 registrazioni e i mandati di 450 etichette indipendenti. Il 10 marzo 2026 ha richiesto la cancellazione dall'elenco AGCOM. Quota di mercato 2024: 2,25%.

 

Riepilogo: chi si iscrive a cosa

 

Quando conviene iscriversi a una collecting estera

 

Cosa significa davvero: i metadati non sono burocrazia, sono infrastruttura

Arrivati a questo punto, la tentazione è considerare tutto quanto sopra come un adempimento amministrativo — qualcosa da sbrigare in fretta prima di tornare alla parte che conta davvero, cioè fare musica.

È una lettura comprensibile ma incompleta.

I metadati non sono la burocrazia che circonda la musica. Sono l'infrastruttura che permette alla musica di produrre valore economico nel tempo.

Considera la catena logica che collega la creazione al compenso:

Identità → Tracciabilità → Attribuzione → Valore → Remunerazione

Se il primo anello manca — se l'opera non è identificabile in modo univoco e collegata ai suoi aventi diritto — nessuno degli anelli successivi può funzionare. Non si può tracciare ciò che non si può identificare. Non si può attribuire ciò che non si può tracciare. Non si può remunerare ciò che non si può attribuire.

Questo spiega un fenomeno che chiunque lavori nel settore ha osservato: brani che generano ascolti significativi e compensi molto inferiori alle attese. Nella maggior parte dei casi non c'è nulla di anomalo nel sistema. C'è semplicemente un'informazione mancante o incoerente che impedisce a una parte dei proventi di raggiungere la destinazione corretta.

Un dato che esiste ma non può essere letto, collegato o utilizzato dagli altri sistemi della filiera è quasi inutile quanto un dato che non esiste affatto.

 

Opportunità e rischi: perché il momento è adesso

Il contesto in cui questa infrastruttura opera sta cambiando rapidamente, e in una direzione che rende la qualità dei metadati più rilevante di quanto sia mai stata.

 

Il rischio: crescere in un sistema che non ti trova

Con la crescita esponenziale dei contenuti pubblicati — accelerata dagli strumenti di generazione automatica — i sistemi di identificazione e distribuzione sono sottoposti a una pressione senza precedenti. Le piattaforme stanno rispondendo con automazione crescente: detection automatica, filtraggio algoritmico, demonetizzazione dei contenuti non conformi.

In un ambiente di questo tipo, essere identificabili non è più un vantaggio competitivo. È una condizione di esistenza. Un catalogo con metadati incompleti non viene penalizzato da qualcuno: semplicemente non viene visto dai sistemi che distribuiscono il valore.

 

L'opportunità: posizionarsi prima che il valore si muova

C'è però il lato speculare, ed è quello che ci interessa di più.

L'Unione Europea sta lavorando a un registro centralizzato delle opere protette. Le collecting nazionali stanno acquisendo tecnologie di detection per identificare gli utilizzi. Il dibattito sulla remunerazione delle opere utilizzate per l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale è entrato nelle aule dei tribunali europei e sta producendo le prime sentenze.

Tutto questo converge verso un punto: nei prossimi anni si apriranno meccanismi di distribuzione che oggi non esistono. E quando si apriranno, distribuiranno verso chi il sistema riesce a identificare.

Chi ha depositato correttamente le proprie opere, ottenuto e associato gli ISRC, compilato metadati completi e coerenti, e si è iscritto alle collecting appropriate per il proprio ruolo, si trova già dentro quel perimetro.

Chi non l'ha fatto dovrà ricostruire a posteriori — con tutte le difficoltà che comporta ricostruire la titolarità di un catalogo dopo anni di attività.

 

La visione di SOUNDRIGHTS: costruire l'infrastruttura

In SOUNDRIGHTS lavoriamo ogni giorno sul lato meno visibile dell'ecosistema musicale: quello in cui i diritti vengono identificati, gestiti e ricondotti a chi ne ha titolo.

La nostra convinzione è che la complessità del sistema dei diritti musicali non sia un problema da denunciare, ma un'infrastruttura da rendere accessibile. Le collecting fanno un lavoro necessario e tecnicamente sofisticato. Gli artisti e i produttori fanno un altro mestiere, e non dovrebbero essere costretti a diventare esperti di procedure per ottenere ciò che gli spetta.

Il punto di incontro tra queste due esigenze è la tecnologia: strumenti che rendano semplice ciò che è strutturalmente complesso, senza semplificare ciò che per legge non può essere semplificato.

Domande frequenti sui metadati musicali

 

Scarica la guida completa

Abbiamo raccolto tutto quanto sopra — più le schede operative per ogni collecting, i tips pratici e una checklist da usare prima di ogni pubblicazione — in una guida PDF gratuita.

Guida ai Metatag Musicali include: i quattro codici identificativi e come ottenerli, la tabella completa dei campi da compilare con gli errori più frequenti, le schede di deposito per SIAE, Soundreef, SCF, Itsright, Evolution, Nuovo IMAIE e RASI, otto tips operativi e la checklist completa pre-pubblicazione.

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SOUNDRIGHTS è la piattaforma italiana per la gestione semplificata delle licenze musicali. Per domande sui diritti musicali, le collecting o il tuo catalogo, scrivici su soundrights.it

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